Separati da vent’anni, ma ancora in guerra: quando il tempo non basta a chiudere i conti emotivi

Pubblicato in I vostri casi
A cura dell’Avv. Emanuela Astolfi

14 maggio 2026

Oggi I vostri casi lo dedico a una riflessione personale.

Chi mi legge da tempo sa che i miei articoli sono spesso molto personali. Del resto, non ho mai pensato che il ruolo dell’avvocato dovesse limitarsi a riportare norme, sentenze o formule standard. Credo invece che, soprattutto nel diritto di famiglia, sia impossibile separare completamente il diritto dalle persone, dalle emozioni, dalle fragilità e anche dagli errori.

Ed è anche per questo che desidero essere scelta per quella che sono davvero: con il mio modo di vedere le cose, con la mia autenticità e con i pensieri che porto nel mio lavoro ogni giorno.

Dicono che il tempo sia galantuomo. Che, con gli anni, certe ferite si attenuino, che le tensioni si spengano e che, prima o poi, si riesca davvero ad andare oltre.

Eppure, ciò che sto notando sempre più spesso ultimamente è qualcosa di diverso.

Mi stanno capitando molti casi di persone separate o divorziate da quindici, vent’anni, persone che apparentemente hanno costruito nuovi equilibri, nuove vite, nuovi assetti familiari. Eppure basta pochissimo, cinquanta euro di spesa straordinaria, una richiesta di rispettare condizioni già pattuite ma mai davvero adempiute, per riaccendere conflitti violentissimi.

Ed è impressionante osservare come, dopo così tanto tempo, riaffiorino esattamente gli stessi meccanismi mentali, le stesse rivendicazioni, la stessa voglia di conflitto. Come se il tempo avesse semplicemente coperto certe emozioni senza mai davvero risolverle. Quasi sempre, dietro queste nuove guerre, avverto lo stesso obiettivo: il bisogno di riscatto.

Mi sento dire spesso: “All’epoca della separazione ho subito, ora voglio riprendermi ciò che mi spetta”. Ma il diritto non può diventare il luogo della compensazione emotiva.

Va riportato l’equilibrio e non si può soffiare sul fuoco delle frustrazioni delle parti. Il ruolo che mi sento addosso, rigorosamente addosso, è quello della professionsta che deve aiutare le persone a distinguere ciò che è giuridicamente fondato da ciò che appartiene soltanto alla rabbia, al rimpianto o alla voglia di rivalsa.

E non è facile.

Non è facile spiegare che certi mantenimenti sono stati concordati sulla base di redditi reali e documentati. Non è facile far comprendere che il fatto che “l’amica prenda il doppio” non modifica automaticamente la propria situazione economica né fa aumentare, per osmosi, il reddito dell’ex coniuge.

Non è facile negoziare quando il buon senso abbandona il tavolo e resta soltanto il rigurgito di una rabbia che sembrava superata.

Eppure, forse, il vero traguardo di una separazione non è vincere sull’altro, ma riuscire finalmente a uscire dalla logica della guerra.

Oggi I vostri casi volevo dedicarlo semplicemente a questa riflessione. Perché dietro ogni fascicolo ci sono persone vere. E perché, nel mio lavoro, continuo a pensare che umanità ed equilibrio valgano molto più di qualsiasi battaglia combattuta soltanto per principio.

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