Quotidiano Nazionale – 15 maggio 2026
Rette Rsa e rimborsi, Alzheimer ma non solo. L’avvocato: “Ecco cosa bisogna dimostrare nelle cause”
di Rita Bartolomei
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Aumentano i ricorsi delle famiglie per i rimborsi della parte definita dalla legge “alberghiera” e considerata quindi a carico dei malati. “Nelle prime cause bastava produrre la diagnosi di una patologia neuro degenerativa grave. Oggi non è più così”
Roma, 15 maggio 2026 – Alzheimer ma non solo: le rette delle Rsa sono un impegno economico gravosissimo per le famiglie. “C’è chi è stato costretto a vendere la casa”, ha ricordato a Quotidiano Nazionale Piero Schino, fondatore e presidente dell’associazione Alzheimer Bari. Che ha fatto i conti: il costo medio supera i 2.200 euro al mese ma si può arrivare anche a 4.500 euro.
Rette delle Rsa, cosa dice la legge
La legge distingue tra assistenza alberghiera, considerata a carico del paziente – c’è una compartecipazione del Comune, ma per averla conta la soglia Isee –, e sanitaria, che invece è coperta dalla Regioni, attraverso le aziende sanitarie. Ma Schino a questo schema obietta il principio dell’inscindibilità, “non si può distinguere tra chi ti dà la medicina e chi ti serve da mangiare”, quando il paziente è grave.
Ma nella realtà, cosa sta succedendo? Emanuela Astolfi, avvocato, segue cause in tutta Italia. Spiega: “Lo facciamo da 10 anni. Tante volte le persone si rivolgono a noi convinte che la retta possa non essere pagata perché c’è una legge che stabilisce questo. Ma non è così. La norma dice esattamente l’opposto, una parte spetta alle famiglie. Ma poi esiste un orientamento giurisprudenziale, un insieme di sentenze che stabiliscono principi di diritto”. E queste arrivano in soccorso delle famiglie.
Le cause delle famiglie per le rette: cos’è cambiato
Però con gli anni le cose sono cambiate. “Nelle prime cause – spiega l’avvocatessa – bastava produrre la diagnosi di una patologia neuro degenerativa grave, non solo Alzheimer. Perché in quei casi non si può distinguere tra assistenza sanitaria e alberghiera. Anche quest’ultima dev’essere coperta dallo Stato, se viene riconosciuta quella condizione. Ma dal 2020 l’orientamento è cambiato. Non è più sufficiente produrre la diagnosi ma bisogna dimostrare che per il singolo paziente la prestazione erogata ha carattere prevalentemente sanitario, anche per la quota alberghiera. Quindi servono cartelle cliniche e Ctu, consulenze tecniche d’ufficio. Le cause oggi sono senz’altro più gravose”.
Cause per le rette: quanto durano
La legale cerca di essere sempre molto chiara con chi è determinato a fare causa allo Stato. “A Roma l’ultimo procedimento è durato cinque anni – ricorda -. A Torino è ormai alle battute finali un contenzioso iniziato nel 2024”. Dunque, per arrivare in fondo ci vuole tempo. Naturalmente una prospettiva pesante per una famiglia già provata dalla malattia. “E chiarisco sempre che non ci sono garanzie di successo”, aggiunge.
Cause sulle rette: possono essere retroattive?
Spesso sono gli eredi a farsi avanti per chiedere rimborsi di cifre davvero considerevoli, in un caso si parla di 160mila euro. Proprio perché le rette sono salatissime. “La prescrizione è decennale”, conferma l’avvocato Astolfi.
Chiarito questo, le regole per l’accesso per le Rsa sono diverse da Regione a Regione. E con le regole varia notevolmente anche il costo delle rette.
La sentenza della Cassazione
Il principio dell’inscindibilità delle cure era stato affermato nella sentenza della Cassazione 26943 del 2024. “Le prestazioni socio-assistenziali di rilievo sanitario sono incluse in quelle a carico del servizio sanitario nazionale laddove risulti in base ad una valutazione in concreto che per il singolo paziente (…) siano necessarie, per assicurarli la tutela del suo diritto soggettivo alla salute e alle cure, prestazioni di natura sanitaria che non possono essere eseguite se non congiuntamente alla attività di natura socio-assistenziale, la quale è pertanto avvinta alle prime da un nesso di strumentalità necessaria”.










